Un pomeriggio pericoloso

La giornata scorreva placidamente, il sole morente era nascosto dalle nuvole ma di tanto in tanto si affacciava per ricordare a tutti la propria esistenza. Vincent ossevava il bosco poco distante sorseggiando il suo té di foglie di Leuno. Era tranquillo nonostante tutto, era orgoglioso di essere stato scelto. Non tutti avrebbero potuto farlo. In realtà il numero di persone che avrebbero potuto farlo si poteva contare sulle dita di una mano. E lui era stato scelto.

La radura era calma ma il puledro cominciò improvvisamente a scalciare. Tirava la corda con cui era legato alla vecchia quercia. Vincent si mise in piedi. Cercò di scorgere dei segni. Nulla… poi improvvisamente tutto il bosco si azzittì e si udì un urlo agghiacciante; non per intensità o ferocia ma per ciò che nascondeva tra le sue pieghe. Qualsiasi cosa fosse che aveva generato quell’urlo sicuramente era straziata da una necessità vitale, da un dolore che non si esauriva nella sola tortura fisica, andava ben al di là di tutto ciò che un corpo può sopportare e sconfinava nei tenebrosi recessi dell’anima.

Vincent slegò il suo puledro. Fece mente locale su quale fosse la strada percorsa per arrivare in quella solitaria radura e cominciò a galoppare. Non era così distante dal paese e poteva tornarci sicuramente prima del tramonto. L’unico suono udibile era lo scalpiccio del galoppo forsennato. Il vento si era fermato, il bosco azzittito, il sole affievolito.

L’uscita dal bosco non era distante che poche centinaia di metri, il puledro cominciava ad esser affaticato. Poi quell’odore acre invase tutti i sensi, gli occhi lacrimavano, la pelle bruciava, conati di vomito salivano per la bocca, le narici andavano in fiamme e nuovamente quel grido disumano.

Troppo vicino, pensò Vincent, troppo poco tempo per prepararsi. L’unica speranza di salvezza era il paese, magari questa cosa non avrebbe avuto il coraggio di venire allo scoperto.

Il terreno sfrecciava sotto gli zoccoli rutilanti, l’uscita era ad un passo, poteva già sentire la brezza della campagna. Una macchia rossa dinanzi il viso lo colse di sorpresa. Un poderoso colpo sordo invase le sue orecchie ed infine ascoltando il corpo sentì che qualcosa si era spezzato dentro. Gli occhi osservavano il puledro che si allontanava velocemente al galoppo, le orecchie udirono i passi pesanti di quella cosa che stava per spezzare la sua Vita.

La terrore bloccava Vincent al suolo, non riusciva a voltarsi verso quell’orrore che stava, oramai lentamente, avvicinandosi. Il sudore freddo, il battito cardiaco impazzito, un nodo alla gola, le budella attorcigliate, le gambe paralizzate, il corpo scosso da tremiti incontrollabili, gli occhi fissi sul puledro che galoppava distante, le dita contratte nella terra fresca… il suono dell’inevitabilità.

Vincent superò tutto questo. Un respiro, un respiro profondo e girò la testa verso l’orrore. Il terrore aumentò, dilagò ovunque, ma lui resistette. Guardò verso quello che doveva essere il viso della cosa. Lo guardò intensamente. Fisso. Immobile. Vide l’artiglio alzarsi e lo seguì fin quando il colpo non raggiunse il bersaglio.

In paese videro passare il puledro di Vincent. In paese seguirono il puledro fino alla fattoria. Un urlo di dolore si levò. Gli fece eco un urlo di straziante ferocia.

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2 Responses to Un pomeriggio pericoloso

  1. MadGrin says:

    Cosa … ?

    COSA E’?

    Non posso vivere senza saperlo!!

    E’ la Cosa Sulla Soglia?? :-|

  2. Nemo says:

    Mumble mumble! Il mistero si infittisce :)

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