Act till the true vision will come to you

Il seme della rinascita 5/6

Alessandro continuava ad arretrare, come sempre aveva fatto la sua fazione da quando la realtà era stata così drasticamente limitata.

Il tradimento! Il tradimento era alla base di tutto, erano stati traditi da coloro che avevano promesso protezione. Adesso dovevano riorganizzarsi. Lui era stato sempre il fautore del confronto a viso aperto.

Anche questa volta, in una situazione così disperata, il suo modo d’agire prese il sopravvento. Lasciò che un paio di colpi arrivassero ma durante l’impatto i suoi robusti artigli si inoltrarono in quel manichino di latta alla ricerca di ciò che doveva essere il cuore pulsante d’energia. La macchina si accorse dell’intrusione e come unica difesa cercò di terminare il suo avversario più velocemente. Trasformò il suo viso e tutto il suo corpo in una serie di aculei argentei e come una vergine di norimberga mobile si abbracciò alla sua vittima.

Il dolore era lancinante ma la determinazione maggiore. Infine Alessandro trovò ciò che cercava. Una scatoletta da dove si percepiva fluire una enorme energia. L’afferrò e la stritolò. Nel contempo sentì che qualcosa in lui si era spezzato. Poi il silenzio.
Arianne fu presa dal panico, le sue forze stavano svanendo, la materia di cui era fatta quella macchina aveva proprietà che non riusciva a modificare… e si stava avvicinando sempre più, sempre più in fretta. Capì che null’altro era da fare. Si tolse il medaglione della nonna e lo lanciò nella stanza dei ragazzi, di colpo il corridoio ridivenne delle dimensioni originarie, il suo essere era concentrato solo sulla macchina, su quell’oggetto che voleva la distruzione di tutti i suoi cari. La macchina fu, per un attimo, disorientata, poi i suoi algoritmi si riconfigurarono sulla nuova situazione e l’attacco fu portato in modo preciso. Ma Arianne ormai non era più nella forma fisica, vedeva tutto il contorno con una lucidità a cui era avvezza nelle sue scorribande notturne con la nonna. Vedeva anche un ombra che si avvicinava ma non con la stessa minacciosa velocità di prima, ed anche ciò che si avvicinava era così debole, così poco spaventoso, ispirava più un senso di pietà. Arianne vide il filo argenteo che le usciva dal suo ventre tendersi… sapeva di non avere molto tempo, estrasse lo stiletto dalla tasca e lo lanciò con precisione verso quell’ombra che sempre più assomigliava ad una larva. Il colpo fu preciso. La larva si contorse per un po’ ma alla fine rimase immobile.

Arianne guardò il filo argenteo oramai spezzato. Guardò la porta luminosa che le si era aperta a fianco.

La mano della nonna l’accolse, come benvenuto sentì il calore ed il riso di molti suoi amici e parenti con non vedeva da tempo.

… to be continued …
Raksati

September 30th, 2006 at 10:56 am | Comments & Trackbacks (0) | Permalink


Il seme della rinascita 3/6

D’improvviso Alessandro percepì un movimento in giardino. Era logico supporre che per prenderli non fossero venuti solo in due.
Quelli dovevano essere gli scout.

Un’occhiata ad Arianne e lei si dileguò verso la stanza dei ragazzi.
Alessandro si acquattò vicino una colonna. In questo modo poteva controllare sia le finestre che le due porte.
Passarono vari minuti. Il silenzio era totale ed anche con i suoi acuti sensi non riusciva a percepire nulla.
Il tempo scorreva, fluiva lentamente come il miele entro una clessidra.
Forse si era sbagliato, forse non erano in compagnia, forse erano solo due agenti del luogo capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato, oppure si trattava di giovani reclute che volevano avanzare di carriera…
Un boato alle sue spalle spezzò di netto tutte le sue speranze, una fitta dolorosa al fianco destro, poi uno sbalzo contro il muro. Solo il suo istinto e la sua forza gli permisero di evitare il secondo, probabilmente mortale, colpo.
Si girò verso il nuovo aggressore. Non era preparato a ciò che vide. Una forma umanoide si stava facendo strada tra le macerie. Un’altra la seguiva subito alle sue spalle.
La fredda calma che sprigionava ogni fluido movimento erano il marchio di fabbrica. Quella forza, quella destrezza avevano solo la forma umana, ma null’altro.
Erano delle macchine. Dei maledettissimi strumenti, giocattoli, creati per supplire le abilità mancanti dei loro creatori.
Qualche volta in alcuni di loro aveva anche sentito un fiotto di terrore come se qualcosa fosse imprigionato al loro interno, ma solo per un attimo, solo una volta.
Ma poi, probabilmente, questo “difetto” era stato corretto in qualche modo.
Non ci fu tempo di altri pensieri.
Il volto inespressivo della “cosa” si era avvicinato abbastanza per poter sferrare il colpo. Alessandro colpì con tutta la forza della terra, con la forza della sua razza. La macchina non si aspettava l’attacco, bene, voleva dire che era un modello che non aveva mai incontrato uno come lui prima.

Il corpo fu lanciato attraverso il muro e scomparve nella cucina. La seconda creatura stava salendo le scale. In una frazione di secondo il braccio mutò in una lunghissima ed affilata lama che trafisse Alessandro all’altezza della spalla sinistra. Era argento. Era dolore.
Con uno sforzo enorme Alessandro riuscì a liberarsi dal colpo. Era pronto a continuare il combattimento ma la cosa si girò e continuò a salire con fredda ed inesorabile calma gli scalini. Fu un attimo, il colpo arrivò dalla sua destra, ma Alessandro aveva capito e schivato.

Terminator colpito

La macchina che era stata lanciata in cucina era tornata senza alcun danno apparente. I colpi si susseguivano con velocità crescente, Alessandro schivava, parava, colpiva di rimando ma era conscio che prima o poi avrebbe mancato, si sarebbe stancato… mentre quel modello umanoide era infallibile.

September 27th, 2006 at 12:11 pm | Comments & Trackbacks (0) | Permalink


Il seme della rinascita 2/6

“Da quanto tampo amico mio” disse Alessandro. “L’ultima volta che ci siamo visti è stata la nascita dei tuoi tre frugoletti” tuonò la voce di Suom “Anversa è sempre la stessa?” “No…, loro sono sempre più presenti, e noi arretriamo sempre più. Coloro che non sanno non si accorgono in quanto il contagio arriva sotto forma di tecnologie sviluppate in Belgio. Sono diventati furbi.. noi facciamo campagne per essere più in contatto con la madre terra e loro inventano qualche tecnologia che simula lo stare in contatto con la terra, noi proponiamo attività in campagna, all’aria aperta e loro, attraverso i mass media che controllano, spargono terrore con l’aviaria, le piogge acide.
Gaia sta venendo ricoperta e noi ce ne stiamo qui a comprare e vendere, ad amministrare e solo pochi di noi combattono veramente.”

La voce di Suom suonò più profonda, sembrava provenire dal centro della terra. “Alessandro! Non è con la forza che vinceremo la guerra. Possiamo vincere qualche battaglia… ma non la guerra. I dormienti si lasciano convincere attraverso esempi, verità e loro sono molto bravi in questo”.

“Quanto tempo è passato da Galilei! Lui era un vero seguace della ragione naturale.” sottolineò Alessandro. “Non ti adombrare” disse Arianne, “Riusciremo…, riusciremo a portare avanti la nostra idea, non tutta Gaia dorme sotto una coltre di cemento, vi sono luoghi che non verranno mai avvelenati, e da lì partirà la rinascita”.

La discussione poi si spostò su argomenti più lieti e i vecchi ricordi tornarono alla mente. Dopo molte ore Suom si congedò ricordando che il giorno dopo sarebbe passato a prenderli verso mezzogiorno. Quando il loro amico andò via Arianne e Alessandro si assicurarono che i bimbi stessero dormendo.
Li trovarono tutti addormentati con i giochi ancora in mano. Chi sul tappeto, chi sul letto a castello. Li misero a letto e si avviarono nella loro stanza.

Solo due ore più tardi Alessadnro si svegliò di soprassalto. Sentiva qualcosa, era il suo senso nascosto che lo stava avvertendo. Arianne era accanto a lui con gli occhi spalancati, le orecchie tese, il respiro trattenuto.

“Sono giù″. Disse Alessandro. “Non fanno quasi rumore… ma ne sento il puzzo”. “Stai attento, io vado dai bambini”. Sussurrò Arianne. Alessandro prese il telefono, giusto per verificare la sua ipotesi. Muto. Appunto. Non attese l’incontro. Sentì dentro di lui una forza che scorreva, sentì la natura che faceva il suo corso. Si denudò. Ma non era nudo… completamente coperto da un folto pelo grigio argento, il suo viso ormai irriconoscibile per un uomo. Senza fare alcun rumore scese le scale.

Vide il primo intruso nell’atrio. Si fermò, lo studiò accuratamente. Doveva essere qualcuno dei corpi speciali. Era vestito con quel particolare materiale, molto resistente… addirittura resistente ai colpi di artiglio se non dati con la massima forza. Aveva anche un visore notturno.

Visore Notturno

Un secondo intruso stava ispezionando il salone. Aveva in mano… un congegno…
oh no! Pensò Alessandro. Era un rilevatore di calore.

Rilevatore di calore

Accadde tutto in pochissimi attimi. Alessandro si lanciò contro il secondo intruso. Questo si accorse, dal congegno che aveva tra le mani, che qualcosa lo stava per investire, ma non fu abbastanza lesto. Non soffrì, il collo gli fu spezzato di colpo. L’altro intruso però aveva visto tutto. Mirò con quello che sembrava essere un uzi, non lo era.

I colpi non fecero rumore, la velocità delle pallottole era impressionante, e Alessandro si accorse della cosa peggiore, le pallottole contenevano un alta percentuale d’argento.
Se ne accorse subito, quell’odore che altri non percepivano nemmeno lui lo sentiva come una puzza acre. Una pallottola lo colpì di striscio al braccio sinistro, un’altra alla gamba destra. Alessandro balzava da una parte all’altra grazie alla sua estrema agilità, non sarebbe durato a lungo ma d’improvviso le raffiche si fermarono.

L’intruso tremava tutto. Poi si accasciò come una bambola di pezza senz’anima. Alessandro guardò verso le scale. Arianne era sulla sommità, una goccia di sangue colava dal palmo della mano. La luce della luna filtrava dalla finestra dietro di lei e la sua aura si percepiva anche senza il dono.

… to be continued …
Raksati

September 25th, 2006 at 6:47 pm | Comments & Trackbacks (2) | Permalink