Il seme della rinascita 1/6

Arianne entrò nello studio. I capelli dorati ancora in disordine, il suo profumo si sparse per la stanza come alla ricerca di qualcuno, di qualcosa.
“Alessandro”, disse Arianne a suo marito, “non possiamo andar avanti così. Lium è speciale e a scuola se ne stanno accorgendo. Dobbiamo andare in un altro posto. Dove c’è meno controllo… Adesso anche i tre gemelli cominciano a mostrare i segni.”
Alessandro si avvicinò alla finestra, Anversa d’estate riscaldava sempre il suo cuore… da tanto tempo. Mentre Arianne gli parlava i suoi occhi rivedevano la cattedrale antica ricostruirsi, si ricordava di aver diretto personalmente i lavori, almeno fino a quando gli fu possibile… poi una fazione lo aveva perseguitato, quella stessa fazione che ora lo aiutava. Come è strana la storia, come sono strani i destini umani tutto e il contrario di tutto si può verificare anche in una singola vita. La ragione lo aveva aiutato… La ragione lo stava perseguitando…
Alessandro si girò verso Arianne, fissò i suoi occhi verdi, profondi, intensi. Avevano condiviso così tanto in così poco tempo…
“Va bene. Chiederò il transferimento” disse Alessandro. “Cercheremo una nazione meno… intrusiva. Chiederò anche delle vacanze così cominceremo a spostarci. Chiama Gunter e facci preparare i passaporti da viaggio. Organizzeremo tutto in un paio di giorni. Non penso che la nostra copertura possa durare più a lungo qui…, adesso”.
Si voltò come per andarsene. Poi si girò nuovamente verso la moglie e disse. “Chiama anche Padre Gerard, digli che vuoi confessarti. Fallo venire qui, andate nella stanza e raccontagli tutto. E’ bene che qualcuno dell’Ordine sappia. Ci vediamo questa sera Amore.”
Un bacio, con un tenero bacio si salutarono le labbra che non volevano separarsi.
La giornata fluì come aveva previsto Alessandro. A lavoro ci fu un po’ di sorpresa alla sua richiesta di ferie. Non ne prendeva da così tanto tempo, eppure era sempre riposato, rilassato, gentile. I commenti furono vari ma tutti pensarono che finalmente il grande lavoratore aveva ceduto. Tutti gli chiesero dove andasse… A Rabat rispose lui. I miei figli non hanno mai visto il Marocco. Ha dei colori stupendi in questo periodo, la fine dell’estate è magica in quei luoghi.
Prima di terminare la sua ultima giornata lavorativa belga, Alessandro, portò a mano una lettera al capo del personale. Jath era un suo amico. Appena lesse quella lettera Jath capì. Si guardarono a lungo. Un forte abbraccio concluse quel momento. Prima di andarsene Alessandro si girò, guardò Jath e gli porse un anello. “Custodiscilo tu” disse “E’ stato sempre ad Anversa, non voglio che lasci la sua città“.
Uscendo da quel palazzo sapeva che non avrebbe mai più varcato quella soglia… quel portone che era stato della sua famiglia, quel portone che aveva fatto costruire tanto tempo prima.
La vita di Anversa era calma, scorreva placida e serena come la passeggiata di una anziana signora che indugia su ogni passo, non tanto per l’età quanto per assaporare ogni raggio di sole, ogni sinfonico rumore. Alessandro passeggiava verso casa come ogni giorno, ed intanto riaffioravano in lui i ricordi di epoche passate.
“Non possiamo ritirarci sempre, dobbiamo combattere. Non possiamo sempre cedere il passo. Non è giusto”. Mentre questi pensieri si affollavano nella sua mente quattro sorrisi spazzarono via tutto.
Era la cosa giusta. L’unica cosa sensata da fare. Andava protetto il frutto del loro Amore.
La partenza fu gioiosa, Lium aveva capito, ma non gli importava più di tanto rimanere in quella città che oramai conosceva nei più intimi particolari grazie alla vasta biblioteca di Alessandro e… al suo dono. I tre gemelli erano troppo indaffarati a giocare e litigare tra di loro per accorgersi di ciò che stava accadendo. Il volo, i nuovi odori, i nuovi colori, tutto era così diverso dai tenui colori di Anversa.
Ad attenderli a Rabat c’era Suom, un uomo enorme con la pelle scura, Lium ne fu colpito. Gli arrivava solo alle ginocchie. Per vederlo tutto intero dovette arretrare di molti passi. Portava un buffissimo cappelletto rosso e una larga camicia bianca. Alessandro salutò Suom che si mise alla guida dell’automobile e li condusse attraverso tutta la città.
L’ultimo giorno di Agosto salutò l’arrivo di Alessandro, Arianne e i quattro figli in una splendida casa coloniale. La sera in famiglia fu una bella festa, l’indomani sarebbe stato un giorno di esplorazione per quella nuova città colorata. I gemelli e Lium trovarono ad attenderli una stanza molto grande piena di giocattoli e cominciarono la scoperta di quel nuovo mondo.
Alessandro, Arianne e Suom si accomodarono in salone.
… to be continued …
A domani by Raksati