Il seme della rinascita 6/6
Smith era esterrefatto da ciò che stava vedendo sul portatile del computer collegato con i due Androidi da combattimento. Una creatura mutata geneticamente aveva assalito il V3 e nonostante le ferite inflitte a quell’essere si era perso il collegamento.
Il secondo, V4, aveva incontrato quella donna sicuramente con poteri mentali causati da modifiche genetiche. I superiori avevano detto che non sarebbe stato facile recuperare questi due esperimenti fuggiti dalla base militare europea. Erano molto pericolosi. Avevano anche aggiunto di recuperare, vivi, i figli. Lo studio di questi errori poteva servire ad impedirne di futuri. Ma ora cosa fare? I due androidi non rispondevano più. I due scout avevano le funzioni vitali azzerate.
Smith ci rifletté un attimo, attese qualche minuto per assicurarsi che non vi fossero movimenti provenienti dall’abitazione. Infine ordinò alla squadra speciale di entrare in casa e recuperare tutto.
La squadra ricevette l’ordine, non erano tesi, erano abituati a missioni del genere. Gli era stato detto che il virus era stato trafugato molti anni prima e ormai vari ceppi si erano diffusi in tutto il mondo, sarebbe stato duro curare tutti gli infetti. Ma era per salvaguardare la vita di tutta l’umanità.
Avevano già incontrato così tante mutazioni che non si sorprendevano più di nulla. Il Capitano John fece cenno di entrare da due punti differenti. Lui e altri tre della squadra forzarono la porta, mentre il Sergente Gambush e i restanti due membri penetrevano dal buco effettuato dal V3. Quello che tutti si trovarono di fronte era uno scenario di distruzione. Non avevano mai visto un modello V3 ridotto in quello stato. L’uomo che vi era avvinghiato era completamente nudo, le braccia inserite nel corpo della macchina. I due scout vennero trovati morti, uno con il collo spezzato, l’altro non aveva alcun segno di violenza. Il viso era solo deturpato da una maschera di terrore.
Si accostarono al V3. Era rimasto in modalità cuneo, ovvero tutti spunzoni che avevano lacerato il corpo di quell’uomo. Strana mutazione, peccato che non potevano portar via il corpo per studiarlo. Tracy stava effettuando una scansione di tutta l’area alla ricerca di forme di vita attive. Ma non trovò nulla. Il Capitano comunicò che il piano terra era libero e che la squadra di pulizia poteva venir a fare il suo dovere. Si apprestarono a salire al secondo piano. Non dovettero cercare a lungo, una volta saliti si trovarono sul corridoio dove si presentò una scena molto particolare. Il V4 era completamente senza il rivestimento in lattice e mostrava tutto il suo esoscheletro intatto. Ma sembrava essere completamente fuori uso. La donna che stava di fronte, a cinque metri dal V4, era morta. Trafitta da una delle lame del V4.
Tracy azionò lo scan per il V4. Tutti gli apparati sembravano funzionare ma era come se la macchina fosse… “morta”.
“Ma una macchina non può morire” Obiettò Gambush. “Non so spiegarmi altrimenti… signore. E’ come se non ci fosse più il controller centrale”.
“Controlla il piano dobbiamo trovare quei mocciosi ed andarcene nel più breve tempo possibile”. Tuonò il Capitano.
Tracy elaborò una nuova scansione dell’intero edificio, ma nessun essere vivente, oltre loro stessi, era presente nella casa colonica. Si divisero a coppie e cominciarono a controllare le varie stanze. Nulla. Tracy entrò in ciò che doveva essere la camera dei ragazzi. Ma non vi era nulla. Tutto era in ordnine, i letti mai toccati, i giocattoli sulla libreria. Era impossibile che lì ci fossero stati dei bambini, avrebbero sicuramente toccato qualcosa.
Passarono molte ore. Il silenzio regnava sovrano. Un motore lontano che si avvicinava. Una portiera aperta di scatto. Rumore di passi. Pesanti, agitati, angosciati. Ma oramai non vi era più spazio per la fiducia nel cuore di Lium.
Era esausto, Suom si accorse di lui solo grazie ai suoi acuti sensi.
Era ancora celato, era ancora protetto.
Ci volle tutta la sua perizia per riuscire a penetrare le barriere eteree poste dall’avatar di Lium.
E lì rannicchiati accanto al corpo tremante del bambino si trovavano i tre gemelli. Si palpava l’energia di quei quattro corpicini, si captava la rabbia, la paura, la disperazione.
Suom si avvicinò con cautela, aspettò che Lium lo riconoscesse.
Che si fidasse.
Che permettesse di essere toccato.
Infine Suom prese i bimbi, li nascose sotto una strana coperta, una coperta che aveva l’odore della mamma. Subito, spossati, i bimbi si addormentarono.
Si accese la macchina, Suom pronunciò parole oscure dirette verso quel posto e giurò a se stesso che avrebbe trattato Lium e i gemelli come figli suoi.
Figli di una guerra stupida ed ingiusta dettata dalla scarsa memoria del genere umano.
Lium non dormiva. Era un bambino speciale lui, così diceva la mamma.
Non guardava, era con gli occhi chiusi, eppure guardava.
Osservava ciò che era rimasto della bella casa colonica, ciò che era rimasto dei suoi genitori.
Era vero. Era un bambino speciale. Non si sarebbe mai dimenticato dei suoi genitori ed avrebbe insegnato ai tre gemelli ciò che il papà e la mamma erano e ciò in cui credevano.
Gli odori, i colori, tutto era più vivido qui in Marocco.
Ma la sua casa era altrove.
Raksati
Grazie Rak.
Devo dire che non sarà facile trovare lo spunto primigenio da cui ti sei introdotto in questa storia per mostrarcela… Mi è venuto un dubbio tipico del S.d.M tecnocraticamente indottrinato: ma se ognuno usa la realtà secondo la propria visione (ad es. nel combattimento tra Arianne ed il V4, le due parti hanno portato sul loro piano la cosa), che cos’è che fa da “interfaccia” tra le due realtà per farle interagire? la realtà stessa? il paradosso che oramai spiazzato sceglie di divertirsi? vado a prendere una caffè che è meglio?
October 2nd, 2006 at 9:06 amL’interfaccia è ciò che né il V4 né Arianne hanno ancora compreso… e forse neanche noi a livello di coscienza.
La realtà è unica, sono le interpretazioni molteplici.
Quindi come avevi intuito è la stessa realtà che è la cosiddetta “interfaccia”.
Ciao by Rak
October 2nd, 2006 at 10:07 pm