Il seme della rinascita 4/6
Arianne aveva assistito a tutta la scena. Era terrorizzata. Aveva solo sentito parlare di quelle macchine demoniache. Aveva visto dei film ed il sapere che quelle cose erano entrate nella realtà l’avevano sempre spaventata. Ed ora era costretta ad affrontarne una. Lei, una figlia di Selene. Come?
La sola molla che la spingeva erano i suoi figli.
Era inutile nascondersi. La macchina sicuramente l’aveva già scorta. Uscì dal suo nascondiglio.
Si mise in mezzo al corridoio. Fissò per un attimo quel viso inespressivo che aveva di fronte.
Cosa stava facendo? Stava pensando? Stava cercando di capire? Non avrebbe mai potuto capire, una macchina non può capire l’abisso che vi è in uno spirito. Mai.
Arianne aveva già in mano il suo falcetto. Con un velocissimo movimento si graffiò il palmo della mano. Una piccola goccia di sangue sgorgò, rossa come la vita, rubino come la passione che bruciava in lei. Intensamente, con un’intensità mai provata prima, pensò alla nonna ed ai suoi insegnamenti. La macchina non riuscì ad elaborare ciò stava accadendo… tutta la pelle sintetica, tutto quello che ricopriva il suo lucente esoscheletro si stava sgretolando. Con uno sforzo di batteria la macchina cercava di ricostruire la sua copertura ma ogni sforzo era vano, le modifiche esterne erano troppo veloci.
Dopo 2” e 456 millesimi l’intelligenza artificiale della macchina smise di consumare risorse per la ricostruzione dell’epidermide artificiale. Abbandonò quella strada che l’avrebbe consumata e trovò, tra i suoi tanti algoritmi di difesa condivisi a livello di stringhe subspazio-temporali la soluzione di ottimo relativo. Ricostruì con uno sforzo di risorse un grande quantitativo di pelle e se la tolse di colpo da dosso, l’attacco continuò sulla pelle consumandola completamente.

La macchina attaccò immediatamente, la velocità e la precisione di un processore avanzato. Tre dei quattro arti si allungarono a forma di lame, uno a forma di artiglio. Arianne si aspettava l’attacco ma non così veloce e non così strutturato. Riuscì a schivare le prime due lame, la terza la colpì ad una gamba mentre l’artiglio le afferrò il falcetto e glielo strappò di mano. Era disperata…, Improvvisamente l’intuizione. Pose il palmo sulla lama che le trafiggeva la gamba destra e premette forte. Un grosso fiotto di sangue ne sgorgò e scese lungo tutta la lama. Improvvisamente il corridoio cominciò ad allungarsi, la macchina fece i suoi calcoli ed iniziò ad allungare le lame per non perdere il contatto con l’obiettivo. Ma più allungava le lame più si allungava il corridoio. Ritirò i due arti inferiori ed iniziò a correre.
Arianne intanto pensava, pensava il più velocemente possibile come poteva metter fine a quell’incubo.
… to be continued …
Raksati