Act till the true vision will come to you

Il seme della rinascita 3/6

D’improvviso Alessandro percepì un movimento in giardino. Era logico supporre che per prenderli non fossero venuti solo in due.
Quelli dovevano essere gli scout.

Un’occhiata ad Arianne e lei si dileguò verso la stanza dei ragazzi.
Alessandro si acquattò vicino una colonna. In questo modo poteva controllare sia le finestre che le due porte.
Passarono vari minuti. Il silenzio era totale ed anche con i suoi acuti sensi non riusciva a percepire nulla.
Il tempo scorreva, fluiva lentamente come il miele entro una clessidra.
Forse si era sbagliato, forse non erano in compagnia, forse erano solo due agenti del luogo capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato, oppure si trattava di giovani reclute che volevano avanzare di carriera…
Un boato alle sue spalle spezzò di netto tutte le sue speranze, una fitta dolorosa al fianco destro, poi uno sbalzo contro il muro. Solo il suo istinto e la sua forza gli permisero di evitare il secondo, probabilmente mortale, colpo.
Si girò verso il nuovo aggressore. Non era preparato a ciò che vide. Una forma umanoide si stava facendo strada tra le macerie. Un’altra la seguiva subito alle sue spalle.
La fredda calma che sprigionava ogni fluido movimento erano il marchio di fabbrica. Quella forza, quella destrezza avevano solo la forma umana, ma null’altro.
Erano delle macchine. Dei maledettissimi strumenti, giocattoli, creati per supplire le abilità mancanti dei loro creatori.
Qualche volta in alcuni di loro aveva anche sentito un fiotto di terrore come se qualcosa fosse imprigionato al loro interno, ma solo per un attimo, solo una volta.
Ma poi, probabilmente, questo “difetto” era stato corretto in qualche modo.
Non ci fu tempo di altri pensieri.
Il volto inespressivo della “cosa” si era avvicinato abbastanza per poter sferrare il colpo. Alessandro colpì con tutta la forza della terra, con la forza della sua razza. La macchina non si aspettava l’attacco, bene, voleva dire che era un modello che non aveva mai incontrato uno come lui prima.

Il corpo fu lanciato attraverso il muro e scomparve nella cucina. La seconda creatura stava salendo le scale. In una frazione di secondo il braccio mutò in una lunghissima ed affilata lama che trafisse Alessandro all’altezza della spalla sinistra. Era argento. Era dolore.
Con uno sforzo enorme Alessandro riuscì a liberarsi dal colpo. Era pronto a continuare il combattimento ma la cosa si girò e continuò a salire con fredda ed inesorabile calma gli scalini. Fu un attimo, il colpo arrivò dalla sua destra, ma Alessandro aveva capito e schivato.

Terminator colpito

La macchina che era stata lanciata in cucina era tornata senza alcun danno apparente. I colpi si susseguivano con velocità crescente, Alessandro schivava, parava, colpiva di rimando ma era conscio che prima o poi avrebbe mancato, si sarebbe stancato… mentre quel modello umanoide era infallibile.

September 27th, 2006 at 12:11 pm


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